Nella scuola elementare che frequenta mia figlia, i bambini delle classi inferiori hanno due quadernoni d’italiano. Entrambi hanno la copertina blu, però uno è a quadretti e l’altro ha le righe: il primo serve a imparare a scrivere in stampatello, maiuscolo e minuscolo, il secondo a imparare a scrivere in corsivo. Non m’era mai capitato prima, in età adulta, di avere a che fare con del materiale educativo volto, beh, all’imparare a scrivere a mano, così tutto d’un tratto mi sono accorta di tre cose. Primo, esistono lettere, in corsivo maiuscolo, di cui mi ero completamente dimenticata: per esempio la F (ricordate quel tratto panciuto rivolto a destra e tagliato a metà da una linea orizzontale?), oppure la T (l’immagine speculare della F, però senza la linea orizzontale) e, peggio ancora, la H (un tratto tanto complesso che potrebbe suonare come lo slogan di una ragazza pon pon: “datemi una I maiuscola, datemi una L minuscola, datemi un trattino! Ecco la H!”). Secondo, mi sono ricordata che, in teoria, dovrebbero esistere due stili di scrittura a mano…